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7 ottobre 2011
Caro Cap, caro coach, caro Enrico,
non sapevo se scriverti o meno, non so neppure se ce la farai a leggere questa lettera prima della partenza per Cervia... poco importa, certe cose vanno scritte così, di getto... quando viene naturale... quando viene dal cuore!
Mettiamola così, questo vuole essere una sorta di ringraziamento a te e alla nostra squadra per avermi permesso qualcosa in cui non speravo più: SENTIRMI UNO SPORTIVO... SENTIRMI UN AGONISTA... SENTIRMI UN GIOCATORE.
Quest'anno sono tornato al flag football con mille paure da affrontare, con un corpo nuovo, con la compagnia indesiderata di una malattia che non ti lascia mai solo e che a volte non ti permette di vivere la spensieratezza che dovrebbe contraddistinguere la mia età.
Sono tornato a giocare a Football circa un mese dopo questa scoperta... 3 partite... una più frustrante dell'altra... con le gambe che non girano, la paura di cascare per terra privo di sensi da un momento all'altro ed un allenatore che sembrava avere ancora più paura di me a darmi fiducia... dopo quelle 3 partite avevo perso tutto: la voglia, il coraggio, la forza: NON ERO PIU' IO.
E intanto continuavano le sveglie notturne, le ipoglicemie che farebbero sentire impotente anche un Superuomo, le mille difficoltà di chi vuole rimettersi in gioco ma non ce la fà.
Il momento in cui ho riaperto il mio armadio ed ho ripreso le flag me lo ricordo, stavo per tornare a giocare tra amici, tra quelli a cui non devo dimostrare nulla, tra quelli che sanno veramente chi sono e cosa valgo, tra quelli che non mi giudicheranno finito solo perché sono un po' diverso dagli altri.
Poi la seconda doccia fredda... continuo a stare male... la mia frequenza cardiaca fa le bizze e mi sento dire che forse io all'agonismo non sono più idoneo, non sono più adatto.
Adesso era veramente finita, avevo costruito una vita attorno allo sport, e adesso lo sport voleva uscire dalla mia vita, si era stancato di me.
Ho ripensato al mio lavoro, al tempo passato sui campi ed in palestra, al tempo passato sui libri di metodologia dell'allenamento e mi sono chiesto: perché proprio a me?
Non potevo fare nulla, per la seconda volta in pochi mesi ero impotente davanti alla malattia, potevo solo aspettare e sperare che le mie visite mediche andassero bene.
Non dormivo più, non mangiavo più, ero diventato un anima in pena, oltre ad accettare la malattia e le sue mille difficoltà stavo anche per perdere la mia più grande passione: LO SPORT
...e lì ho ripensato a tutte le volte che dovevo andare al campo ad allenarmi ma non mi andava, alle partite che non ho preparato al 100 per cento, alle volte che non ho dato il massimo... e mi sono odiato per questo perché certi momenti non tornano e, cazzo, questo però lo sappiamo solo quando sono passati e quando rischiamo di non poterli vivere più.
Per fortuna come è andata lo sai, caro Cap, la buona notizia per cui fremevo è arrivata, posso continuare ad essere uno sportivo, posso continuare a giocare con voi e a dare il 100 per cento ogni volta che ne avrò occasione.
Non voglio essere d'esempio a nessuno ma ti assicuro che gestire questa patologia è veramente difficile e gestire l'evento sportivo è ancora più complesso MA è PER QUESTO PER ME MOTIVO D'ORGOGLIO.
Domani chi lo sa, forse sarà un grande giorno, o forse una giornata no, ma per me comunque non sarà un giorno da dimenticare, perché avrò diviso il campo con voi che in tutto questo avete avuto il merito di farmi tornare a sentire una persona normale.
A tutti chiedo di lanciare il cuore oltre l'ostacolo, nessuno pagherà caro un errore tecnico ma credo di potere dire con certezza che questi momenti non torneranno quindi viviamoli alla grande, con impegno, con passione.
Domani e dopodomani quegli aghi sulla pelle faranno meno male perché avrò un valido motivo in più per stare bene, condividere con voi la mia gioia di fare sport, un bene prezioso, da difendere ad ogni costo davanti ad ogni ostacolo.
Grazie per avere reso possibile questa mia gioia.
Con affetto
Pierantonio SUGARFREE Accardo